Scherza coi fanti

Chiamatemi masochista. Ma quando la bocca prende una piega amara, quando l’anima si intride (proprio così) di uggia novembrina e non basta strizzarla due volte al dì, vuol dire che anche per me è ormai suonata l’ora di mettermi in mare. Sì, il vasto mare di internet, dove navigo di sito in sito per togliermi di dosso i brutti pensieri. E farmi quattro risate. Ma allora perché masochista? Sì, lo so, ci sono perversioni innocue: pubblicare foto di cani e gatti su Facebook, sorbirsi Baricco. E poi quelle più pericolose: starsene lì ad ascoltare un tale con la felpa che strilla contro tutto e tutti.
La mia è di un altro genere. Bigotto, direte voi. Nulla mi rende più allegro della foto di un cardinale in cappa magna, come se fossimo ai tempi dei tre moschettieri in attesa di d’Artagnan. Sarà quella parola, “cappa”, ma ogni volta rivedo le spade, i duelli, i capitomboli, il piacere fanciullesco di una giornata al circo. Un bel circo con trapezisti, clown, la donna-cannone. Ma poi mi viene in mente che per esprimere disgusto i Francesi dicono: «Beurk!». Tra «Beurk» e «B…ke» basta cambiare l’ordine delle vocali e la festa è finita. Dal circo si passa a Fellini, alla sfilata di spettri, ai misteri di Roma.

«Dubia? Mai! La verità è sostanza, non accidente. Solida, perfetta, immutabile. Scolpita nel marmo. Di una tomba»

Ilarità garantita invece dall’apocalittico in servizio permanente effettivo: gli occhi spiritati gettano lampi che neanche Vulcano nella sua fucina…
Colpevole di tutto (anche della multa per aver parcheggiato in seconda fila) è il papa argentino. Papa? Secondo il nostro, antipapa. Lo dice anche il trentaquattresimo segreto di Fatima, di cui mister Vulcano ha avuto una rivelazione speciale. Ridete? Rido anch’io, ma non si dovrebbe. Bussola in mano, anzi nuova bussola, ed ecco tutta l’allegra brigata dei tradizionalisti in tonaca: in prima fila, il maestro in sillogismi che ti spiega con A+B cos’è la verità, unica e immutabile, e se la realtà non entra nel suo schema, tanto peggio per la realtà; poi il tomista, più rotondo di san Tommaso, ma meno quadrato, che tuona: «Il terremoto? Ve lo siete meritato. È colpa delle unioni civili, della decadenza dei costumi». In effetti, statistiche alla mano, ad Amatrice le unioni civili sono aumentate del 700 %. Bisogna fare qualcosa. Cambiare quel nome peccaminoso. No, cosa meglio di un terremoto, così quei cattivoni imparano? Lo dice il catechismo, lo dice la Bibbia. E qui il povero san Tommaso, con tutta la sua mole, si rivolta nella tomba. Vorrebbe gridare, ma la sua voce sempre più flebile non arriva dalle parti di Bologna. Ah, Bologna, la rossa, rosso porpora… chi sa perché mi fa venire in mente la parola zimarra. La rima, dite? Ma con che cosa? Qui si prepara la resistenza, la correzione. Con l’aiuto di Ferrara, nel senso della città e del di lei episcopo, esempio di pacatezza e di moderazione. Se necessario, arriveranno anche i cavalieri. Da Malta o da Yalta (Putin è dei nostri). E guai a chi non risponde con un secco sì o no. Ma la vita – dite – non è mai duale, binaria, non ammette risposte semplici a problemi complessi. «Questa l’ho già sentita», risponde una voce dalla sacrestia. «“La realtà è superiore all’idea”, ha scritto quel tale, un intruso, un semi-eretico, relativista, pelagiano, cripto-comunista. Come quell’altro, venuto da Nazareth. E dire che uno dei nostri, tempo fa, a Siviglia, lo aveva avvertito: “Tu vuoi andare nel mondo e ci vai a mani vuote, con la promessa di una libertà che essi, nella loro semplicità e nel loro disordine innato, non possono neppure concepire, della quale hanno paura e terrore, perché nulla mai è stato più intollerabile della libertà per l’uomo e per la società umana!” Che pretesa! Ma perché sei venuto a disturbarci? Invece sei qui, con le tue idee… coscienza, discernimento e altre fandonie. Finirai male. Sarai corretto anche tu. Dubia? Mai! La verità è sostanza, non accidente. Solida, perfetta, immutabile. Scolpita nel marmo. Di una tomba».
E qui anche a me, che volevo stare alla larga da ogni deposito di bare, mettere in fuga lo sconforto e scuotermi di dosso l’uggia novembrina, è passata ogni voglia di ridere.

Queequeg