«Una pittura astratta che racconta storie». Cy Twombly al Centro Pompidou

L’arte di Cy Twombly non somiglia a nessun’altra. Graffiti, scarabocchi, tratti di matita su un foglio bianco, parole scritte col gesso su una lavagna color ardesia. E poi, all’improvviso, un coloratissimo fuoco d’artificio, un bouquet di peonie di un bel rosso bordeaux. Altre parole, macchie (come in un libro antico), colori che sgocciolano sulla tela. Espressionismo astratto, nella linea di Jackson Pollock, ma di un Pollock minimalista, che non ingombra mai il quadro e procede per sottrazione. Da qui il fascino arcano e spiazzante delle sue opere. Come quelle della retrospettiva dedicatagli dal Centro Pompidou (Parigi, fino al 24 aprile).

«Espressionismo astratto, nella linea di Jackson Pollock, ma di un Pollock minimalista»

«Se si vuole riassumere il lavoro di Twombly in una frase, direi così: la sua è una pittura astratta che racconta storie», spiega il curatore Jonas Storsve. Le storie del Mediterraneo che amava, lui che era nato a Lexington in America nel 1928. O i miti e gli dèi di Roma, dove si trasferì negli Anni ‘50 e dove è morto nel 2011.

Era amico di Jasper Johns e di Robert Rauschenberg, ma a differenza dei due rappresentanti della pop art, conobbe tardi il successo. Dopo alcune mostre newyorchesi allestite dal gallerista Leo Castelli che dettava legge in fatto di gusto, Twombly ebbe in Francia il pieno riconoscimento. Nel 1989 gli fu commissionata la realizzazione del sipario per la nuova Opéra Bastille. E nel 2010, poco prima della morte, completò il grande affresco sul soffitto della Sala dei bronzi al Louvre, un’opera – di un intenso blu Giotto – in cui si colgono gli echi della sua cultura classica.

Nelle sale del Centro Pompidou, si entra ora come in un giardino ritratto in tre stagioni differenti, che per Twombly sono anche stagioni dell’anima: dalla malinconia dell’autunno alla bianca, glaciale aridità dell’inverno e alla festosa esplosione di colori in primavera.